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  • 10
  • feb
  • 2010

Bergamo Milano e Lissone unite per una grande mostra

boom econimico
Il Grande Gioco. Una grande mostra per raccontare e interpretare quarant’anni di storia italiana. Un racconto che ha nell’arte il punto focale, senza dimenticare però di inserire le espressioni artistiche nel contesto culturale, sociale economico di decenni cruciali per l’Italia: quelli che vanno dal 1947 al 1989, vale a dire dall’immediato dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono stati gli anni della ricostruzione del secondo dopoguerra, ma anche del mitico, celebratissimo “miracolo italiano“, gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per capire l’Italia di oggi, ciò che questo Paese è diventato nell’economia, nella politica e, appunto, nell’arte.

Per la prima volta una grande mostra cerca di fare il punto in modo organico su questo periodo della nostra storia così ampio e così magmatico, contraddittorio e vivo come pochi, tentando di verificare come nel corso di questi quarant’anni l’arte abbia influenzato la società.

Emblematico il titolo della rassegna: “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989“, dove il “grande gioco” evoca ruoli, richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma soprattutto intende sottolineare come il divenire della storia e dell’arte non possano essere affrontato in maniera settoriale, ma debba essere letto nelle interazioni e nelle rispettive e reciproche influenze.

Per realizzare una così importante rassegna hanno unito le forze tre realtà: il Comune di Lissone con il suo Museo d’arte contemporanea, il Comune di Bergamo con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e il Comune di Milano – Cultura, con i suoi spazi della Rotonda di via Besana, strettamente affiancate dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. L’ideazione del progetto e la cura delle mostre sono di Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio.

Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947-1989 - scrivono i curatori – fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi territori estetici da parte dell’arte e le relazioni, le confluenze e/o influenze instauratesi in molti casi con architettura, cinema, design, editoria economia/industria, fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione.. Si tratta di una trasversalità che recupera, ravvivandola a partire dal secondo dopoguerra, la ricchezza dell’esperienza futurista, che intendeva entrare nei vari campi espressivi e sociali della realtà.
Negli anni dell’immediato dopoguerra gli artisti cercano di riprendere percorsi spesso interrotti dalla loro partecipazione al conflitto o, comunque, di ravvivare la propria ricerca e di dare ad essa una nuova visibilità. Dei due percorsi figurazione-astrazione il filone figurativo, stando agli effetti prodottisi nei decenni successivi al dopoguerra, non sembra avere sbocchi fecondi nella società alla quale peraltro ambiva, mentre la ricerca astratta si va espandendo e ramificando in vari filoni.
Proprio su questa “storia” si soffermano le mostre, per la sua diversificata evoluzione, per le conseguenze decisamente ampie che avrà sulla ricerca dei decenni successivi e per le relazioni che si instaurano con i vari aspetti della cultura e della società e dell’economia dell’epoca. Le forme dell’arte e delle neoavanguardie si diffondono nella realtà, diventano vita, anche se la maggior parte delle persone non ha consapevolezza da dove quelle forme provengano
“.

L’esposizione si articola nei tre spazi espositivi secondo una successione temporale che assegna al Museo d’arte contemporanea di Lissone le opere degli anni dell’immediato dopoguerra fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano le opere del periodo 1959-1972 e alla GAMeC di Bergamo quelle degli anni più recenti, dal 1973 al 1989.

La mostra in estate si trasferirà, con una aformula compendiaria, presso la sede del Museo d’Arte della città di Lugano a partire dal 3 luglio e fino al 26 settembre 2010 .

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