Buenos Aires e l’arte del tango
In Italia, quando si parla di tango, si tende a ricordare nomi come Astor Piazzolla, Dino Saluzzi e Adriana Varela, ma chi conosce bene Buenos Aires, sarà pronto a dirvi che esistono in loco delle vere e proprie divinità del genere. A partire dal cantante Carlos Gardel, ma anche il suonatore di bandoneòn Anìbal Troilo e il pianista Osvaldo Pugliese. Si tratta di tre leggende per il Paese rimaste a ricordo immortale del valore artistico e del talento. Il primo fu una star degli anni Venti, il secondo fu un mito della fisarmonica a tasti e il terzo fu il principe dei ballerini, oltre che un brillante pianista.
Carlos Gardel, nacque a Tolosa ed era un immigrato che fece fortuna con la sua bellissima voce da tenore, che amavano sia i borghesi che i proletari. Fu l’inventore del tango canciòn e utilizzò le parole per raccontare la confusa identità degli argentini moderni. Successi come “Volver” e “Mi Buenos Aires querido” si possono accostare ai capolavori di Frank Sinatra. A distanza di ottanta anni, la sua figura è considerata quasi a livello istituzionale. In ogni caso, fu davvero un innovatore, senza contare un carattere che attirava, quasi da macho.Rimase purtroppo vittima di un incidente aereo all’aeroporto di Medellin in Colombia.
Anìbal Troilo, invece, era un enigmatico leader della band, ma non disdegnava qualche bicchiere di troppo e forse anche di più, con i compagni musicisti. Preparò la scena musicale al cosiddetto “nuevo tango” degli anni Cinquanta. Chi visita, infine, la tomba di Osvaldo Pugliese, può avere l’impressione di trovarsi davanti ad un uomo che suonava arie delicate. Dietro il suo aspetto distaccato, invece, si nascondeva un talento enorme per l’innovazione e i ritmi orecchiabili. Ebbe un vasto repertorio eclettico e il suo lavoro entusiasma ancora i ballerini moderni amanti delle sfide.
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