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  • 09
  • set
  • 2011

Cusano Mutri, tra i monti del Matese

Di Nicoletta, in Cultura e Arte.

Tra un po’ qui ci saranno funghi, castagne, vino novello e un’aria frizzante che preannuncerà l’autunno. Siamo, infatti, piuttosto in alto, anche se in una regione meridionale, la Campania.Da queste parti, però, non c’è solo aria buona e ottimi prodotti dell’enogastronomia ma anche molto altro. Il territorio di Cusano Mutri, antichissimo paese del Sannio Pentro, è un piccolo campionario di splendidi paesaggi. L’abitato, con le sue case di pietra dominate da una torre campanaria, sembra raccolto sotto l’ala protettiva dei monti del versante sud del Matese, che si distendono come un fondale da palcoscenico alle sue spalle. Qui su c’è Bocca della Selva, con i suoi boschi. Di fronte, al di là del fiume Titerno, ancora montagne.
“Ti dirò con poche parole che è un posto delizioso: acque chiare, verde, pace, riposo di vita tranquilla e terra feconda…”, scriveva nel 1906 il parroco, Vincenzo Fiore. E da allora, per fortuna, non molto è cambiato.
Le acque sono quelle delle sorgenti che alimentano le belle fontane che zampillano dentro e fuori le mura. Come la fontana Stritto, che in paese dicono sia miracolosa. E’ costruita lungo il vecchio tratturo delle Puglie, vicino ad un burrone dove, secondo un’affascinante leggenda, precipitò un crociato, Barbato, di ritorno dalla Terra Santa. L’uomo si salvò e, in segno di ringraziamento, donò all’antichissimo Santuario di Santa Maria del Castagneto una spina trafugata dalla corona di Cristo, che nel corso dei secoli, pare abbia protetto il paese in più di un’occasione. Come nel 1688, quando uno spaventoso terremoto risparmiò il suo bel centro storico, che ancora oggi conserva la sua struttura medievale e qualche traccia del passaggio degli antichi Romani.

Quasi dietro ogni angolo si apre uno scorcio pittoresco su una stradina lastricata, sulle gradinate di una delle numerose chiese o su uno slargo, come la bella piazza Lago che conserva la Colonna Corinzia con l’antico stemma dell’Universitas e dalla quale è possibile intravedere i resti del castello longobardo che un tempo sovrastava e dominava il borgo.

 

 

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