Dall’Aquila alla costa: hotel a rischio fallimento

No, non voglio parlare di gite al mare e campeggi in Abruzzo, come qualcuno ha avuto il coraggio di fare, mancando di rispetto alle vittime del disastro che ha colpito la provincia dell’Aquila e che ancora continua a metterla in ginocchio.
Tra le numerose iniziative di solidarietà messe in moto, un ruolo di primo piano lo hanno i molti hotel di tutto il centro Italia che hanno messo a disposizione degli sfollati le proprie camere ed i propri ristoranti, a pensione completa. Ma quando si parla di solidarietà non è tutto semplice come sembra. Non basta usare il cuore e pensare al bene del prossimo e mettere da parte interessi personali e avidità varie. L’Abruzzo è in ginocchio anche economicamente, e questi hotel della costa, da Pescara a Roma, rischiano di fallire clamorosamente.
Tra le famiglie ospitate negli hotel sul mare e gli albergatori c’è una paura in comune: che i pasti siano disponibili ancora solo per pochi giorni e che i costi troppo alti di questa disgrazia mettano a dura prova la sopravvivenza delle migliaia di persone rimaste senza niente. Lo ha spiegato in modo molto chiaro il presidente di Federalberghi Abruzzo, Emilio Schirato: “Tra una settimana non potremo più garantire i pasti. Costi troppo alti per noi. Un flusso di denaro in uscita che non possiamo più sostenere. Il governo si muova, il sistema creditizio ci aiuti, servono diecimila euro per ogni albergo”.
Il risultato è che molti terremotati hanno l’alloggio, ma non da mangiare.
Berlusconi continua a dire ai terremotati di trasferirsi sulla costa, ma gli albergatori hanno fatto un paio di conti e adesso temono di fallire. “Possiamo resistere ancora una settimana — dice Schirato — due al massimo, poi non potremo più farli mangiare”.
Trasferiti dall’Aquila agli hotel sulla costa ci sono già settemila persone, ma aumentano di qualche centinaia ogni giorno. A Pescara, sul lungomare, c’è l’Hotel Maya, quattro stelle e trenta terremotati: “Siamo disposti a rimetterci, certo — dice Liberato Ruscitti, uno dei proprietari — e abbiamo fatto convenzioni con dei ristoranti, ma le spese sono comunque troppe”.
Chi deve provvedere a servire i pasti ai terremotati? Qual è la convenzione stipulata? L’unica risposta per ora è la confusione. Noi intanto ci auguriamo che le cose, per quanto molto sia irrecuperabile, si sistemino in fretta.
Foto | Flickr




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