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  • 18
  • gen
  • 2012

Naufragio Costa Concordia: inizia il turismo dell’orrore a caccia del relitto

Di Francesca, in News.

Non avevamo dubbi: qualunque notizia di cronaca rimbalzata tra giornali e soprattutto tv esaspera una morbosità pericolosa e sono tanti, troppi, coloro che apprendendo di una tragica fatalità, vogliono sentirsi parte di quell’evento. Nel senso che pur avendo avuto la fortuna di non averlo vissuto, vogliono scoprirne i dettagli da vicino, vogliono esserci, fermare l’attimo storico e sentire una emozione forte. Ecco che anche con il naufragio della Costa Concordia, parte il cosiddetto “turismo morboso” troppo di moda di questi tempi. Se fino allo scorso inverno, per la maggiore andavano gli omicidi irrisolti e gli eventi misteriosi, adesso tutti vogliono andare all’Isola del Giglio. Nulla di strano, visto che si tratta di una riserva naturale che tutta l’Europa ci invidia, se non fosse che l’unico motivo attualmente sembra essere quello di armarsi di binocolo e scrutare cosa nasconde il “gigante che dorme”. Ovviamente ora non è possibile avvicinarsi troppo, anche perchè questo intralcerebbe le operazioni di soccorso. In più si sta cercando di fare in modo che la nave non causi un disastro ambientale di proporzioni spropositate, anche se si crede che qualche danno sia già stato fatto in tal senso.

Eccoli quindi armati di qualunque mezzo tecnologicamente avanzato che possa immortalare l’evento, meglio ancora se si riesce a prendere il traghetto alla volta dell’Isola del Giglio. Puntano quindi smartphone, palmari, digitali, mini-telecamere e cominciano con gli scatti e le riprese. Costa Concordia, il gigante dei mari di Costa Crociere, giace sommerso per metà e si teme che presto  possa affondare del tutto prima che si riesca a metterlo in sicurezza e a recuperare gli eventuali cadaveri all’interno.

La gita del macabro quindi ha inizio con un giro da Porto Santo Stefano – Isola del Giglio con i vari pezzi della nave che galleggiano e fanno sobbalzare il cuore. L’ennesima tragedia si è consumata dimostrando che l’uomo è fallibile, che la natura non perdona i suoi errori e che non esiste attualmente tecnologia che possa essere e non soltanto apparire indistruttibile.

 

 

 

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